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10 Mag

La crisi greca ed i rischi per l'Euro

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COSA STA SUCCEDENDO IN GRECIA?

La Greciasta attraversando una crisi delle finanze pubbliche (crisi fiscale).

In pratica lo Stato date le entrate che riceve non riesce a far fronte alle spese che sostiene. Questo crea un deficit fiscale che in Grecia nel 2009 è stato del 13,5% del PIL. La Grecia ha avuto deficit fiscali per diversi anni e questo ha portato ad una forte accumulazione di debito pubblico (attualmente si stima sia il 135% del PIL).

Inoltre la crisi greca rischiava, e in parte rischia ancora, di trasformarsi in una crisi del debito pubblico. Ad esempio entro il 19 Maggiola Grecia deve pagare 8,5 mld €  per onorare una parte del suo debito; senza il piano di aiuti dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale questo non sarebbe possibile. E’ come se lo stato italiano non riuscisse a ripagare i BOT che aveva venduto.

Per aiutare la Greciaa finanziare il deficit fiscale e scongiurare la crisi del debito greco, l’Unione Europea ha messo a disposizione un piano di finanziamenti di 110mld€ (si tratta di un prestito in 3 anni al tasso del 5% l’anno). In cambiola Grecia si impegna a ridurre il deficit fiscale al 3% del PIL entro il 2014.

Per fronteggiare questa crisi la Greciadeve tagliare la spesa pubblica. Ad esempio il governo greco ha approvato un taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici del 30%; un congelamento delle pensioni ed immediato innalzamento dell’età pensionabile di due anni; aumento dell’IVA e delle accise su alcol, benzina e sigarette; nuove tasse sugli immobili; riduzione delle ferie dei dipendenti pubblici del 35%; altre misure per tagliare le spese in educazione, sanità etc. sono previste. Tutto ciò sta provocando dei forti scontri sociali all’interno del Paese che deve decidere come ripartire i costi della crisi.

Deficit fiscale: è la differenza tra quanto un governo incassa (le tasse) e quanto spende (educazione, sanità, pensioni, stipendi, interessi sul debito etc.) in un dato anno. Se in un anno il governo spende più di quanto incassa (al netto della spesa per interessi) fa aumentare il debito pubblico.

Debito pubblico: è l'ammontare dei debiti che lo Stato accumula nel corso degli anni.

PIL: Prodotto Interno Lordo. E' tutta la richezza prodotta all'interno di un Paese in un certo anno.

Links:

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001699.html

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=15908288

http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/05/news/atene_scontri-3834267/

 

COME SI È ARRIVATI A QUESTA SITUAZIONE E COSA C’ENTRANO I MERCATI FINANZIARI?

La Greciasi ritrova in questa situazione perché negli ultimi anni il governo ha avuto un deficit pubblico molto alto (spendeva molto più di quanto incassava).

                                             deficit grecia

Per finanziare questo deficit la Greciaprendeva in prestito soldi sui mercati finanziari vendendo titoli di Stato (equivalenti ai nostri BOT o CCT); in questo modo la Greciaha accumulato molto debito pubblico. Alla fine del 2009 era circa il 115% del PIL ed ora si stima che abbia già raggiunto il 135%.

                                      debito grecia

A fine Ottobre del 2009, c’è stata una revisione dei conti pubblici greci, dove si è realizzato che il deficit per l’anno 2009 non sarebbe stato intorno al 4% del PIL come previsto bensì superiore al 12% del PIL. Tale revisione è stata in parte dovuta ad un aumento della spesa pubblica nei mesi precedenti da parte del governo di centrodestra nel tentativo di vincere le elezioni. A questo punto gli investitori finanziari (banche, assicurazioni, etc.) vedendo che il debito della Grecia sarebbe aumentato ben più del previsto e che l’economia greca non cresceva  hanno iniziato a temere che la Grecia avesse difficoltà ad onorare i suoi debiti (rischio di insolvenza). Quindi gli investitori, per essere compensati dai maggiori rischi, hanno iniziato a pretendere dei tassi di interesse più alti per comprare i titoli di stato greci. 

                                                       spread titoli

Questo, a sua volta, ha contribuito ad aumentare il deficit della Grecia perché è diventato più oneroso prendere a prestito dei soldi sui mercati finanziari. Tuttavia la crisi greca non è dovuta agli speculatori finanziari. La crisi greca è innanzitutto una crisi fiscale le cui radici sono nella cattiva gestione delle finanze pubbliche dei governi greci (ad es. il raddoppio del deficit pubblico in un solo anno nel tentativo di vincere le elezioni). Inoltre ad aumentare le tensioni sui mercati finanziari hanno contribuito le continue revisioni dei conti pubblici greci che sono proseguite fino ad Aprile 2010 causando una perdita di credibilità sull’affidabilità delle cifre fornite. Su questo punto è importante ricordare l’inchiesta del New York Times del febbraio 2010 che ha scoperto che in alcuni casi (2000, 2001 e 2005) la Grecia ha mascherato i propri conti pubblici con l’aiuto delle banche d’affari Goldman Sachs e JP Morgan ricorrendo ai trucchi della finanza creativa con degli SWAPS sui futuri proventi dalle lotterie, tasse aeroportuali ed autostradali.

Links:

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001687.html

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001699.html

http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/statistics/search_database

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=16009119

http://www.nytimes.com/2010/02/14/business/global/14debt.htm http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703876404575199520197362174.html l

PER LA GRECIA NON SAREBBE MEGLIO DICHIARE LO STATO D’INSOLVENZA PER ANNULARE IL PROPRIO DEBITO?

Dichiarare lo stato di insolvenza e ristrutturare il debito è una delle opzioni che uno stato sovrano ha per risolvere il problema del debito (ad es. L’Argentina nel 2002). [Ristrutturare il debito significa che lo Stato rinegozia le condizioni del debito con il creditore cambiando la data di scadenza del debito e/o riducendo l’ammontare da restituire]

Tuttavia dichiarare lo stato di insolvenza (default) ha dei costi economici e politici. Infatti, dichiarare default di fatto preclude l’accesso ai mercati finanziari per un certo periodo di tempo (se uno Stato dichiara di non poter ripagare il debito passato, è difficile che gli prestino di nuovo dei soldi). Questo implica che sela Grecia dichiarasse default ora, dovrebbe ridurre il proprio deficit a zero tagliando la spesa pubblica di circa l’8,5% del PIL. Questo amplificherebbe di molto la crisi economica e sociale in Grecia a cui per ora conviene accettare il piano di aiuti dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale che richiede una riduzione del deficit in quattro anni.

Per il momento grazie agli aiuti internazionali l’opzione di default della Grecia non si presenta, ma non è detto che non si ripresenti in futuro. Alcuni economisti ritengono che sia inevitabile il default della Grecia e che gli interventi attuali servano solo per far guadagnare tempo alle banche europee esposte ad un eventuale default greco.  

Links:

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001696.html

http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/05/04/default-devaluation-or-what/

http://online.wsj.com/article/SB20001424052748703674704575234404114028636.html

http://blogs.wsj.com/source/2010/05/05/greek-default-already-decided/

 

SE LA GRECIA FALLISSE CHI SAREBBERO I PRIMI AD ESSERNE COLPITI?

Se la Greciafallisse i primi ad essere colpiti sono i possessori dei titoli di stato greci e dei prodotti finanziari derivati che sono collegati a tali titoli. Diversi istituti bancari ed assicurativi dell’Unione Europea che possiedono od hanno assicurato i titoli di stato greci registrerebbero perdite importanti. Ad esempio le banche di Francia e Germania sono esposte ad una crisi greca rispettivamente per circa 53mld € e 32mld€. Anche gruppi assicurativi importanti come Fortis e Allianz sarebbero colpiti e registrerebbero perdite importanti. Alle perdite di questi gruppi vanno aggiunti anche i possessori di titoli derivati collegati ai titoli di stato greci, che non si sa bene dove da chi sono detenuti (potrebbe anche essere un comune belga ignaro di tutto ciò)

Le perdite realizzare dagli istituti bancari ed assicurativi potrebbero minare la stabilità del sistema finanziario e richiederebbero un intervento dei governi per ricapitalizzare gli istituti colpiti come è già accaduto nella crisi dello scorso anno. Anche per questo motivo i paesi dell’UE hanno un interesse diretto a scongiurare un crisi della Grecia

Links:

http://www.businessinsider.com/look-whos-going-to-get-slammed-when-greece-collapses-2010-2#basically-this-is-european-problem-6

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=16009119

 

CHE RISCHI CI SONO PER L’EURO E PER L’UNIONE MONETARIA?

Il rischio più grosso legato alla crisi greca è quello di un contagio che metta in pericolo l’esistenza stessa dell’euro e l’integrazione europea in generale. Il timore è che dopola Grecia ci sia un effetto a catena in cui entrano in crisi paesi come il Portogallo,la Spagna, l’Irlanda e l'Italia, che sono caratterizzati da livelli di debito o di deficit alti ed economie stagnanti.

Se i mercati dovessero credere che quello che sta capitando alla Grecia possa capitare, ad esempio, al Portogallo, inizierebbero a chiedere dei tassi di interesse molto alti. Il risultato sarebbe che il Portogallo non riesce più a pagare i suoi debiti (ma anche salari, pensioni etc.) ed entra in crisi come la Grecia. Questi tipi di crisi vengono dette di "self-fulfilling prophecy", ossia una profezia che si auto avvera: siccome i mercati credono che un Paese potrebbe entrare in crisi, smettono di far fluire i capitali con la facilità di prima e quindi la crisi si materializza proprio per effetto del comportamento degli agenti che la temevano.

Se si verificasse un contagio ad altri paesi l'euro sarebbe fortemente a rischio e la stessa Unione Europea potrebbe essere compromessa. Infatti, per gli Stati dell’Unione è possibile salvare paesi come la Grecia o il Portogallo, i cui debiti ammontano al 3,5% e al 1,3% del PIL dell’area euro, ma non sarebbe possibile salvare paesi grandi come la Spagna o l’Italia i cui debiti ammontano al 26% del PIL dell’area euro. Se il contagio ai grandi Paesi dell’Unione si materializzasse per uscire dalla crisi ci sarebbero due opzioni:

  1. La Banca Centrale Europea potrebbe monetizzare il debito, ossia potrebbe stampare euro per ricomprare il debito dei paesi coinvolti. In questo ci sarebbe una forte svalutazione dell’euro che porterebbe a spirali inflazionistiche ed a conseguenze imprevedibili che metterebbero a repentaglio le economie dell’Unione. Gli altri paesi dell’Unione non accetterebbero questa possibilità e chiederebbero ai paesi coinvolti di uscire dall’euro.
  2. I paesi contagiati dalla crisi potrebbero ristrutturare il debito. Anche in questo caso ci sarebbero delle conseguenze economiche imprevedibili e probabilmente i paesi “virtuosi” dell’euro finirebbero col formare una Unione Monetaria separata.

Proprio per scongiurare il rischio di contagio i paesi dell’area euro hanno deciso di creare un fondo di stabilità per l’euro di 720mld€ (col contributo del FMI). Questa è la più grande operazione finanziaria nella storia dell’euro. Questi soldi verranno utilizzati per aiutare i paesi in difficoltà nel ripagare il debito pubblico, per comprare parte del debito pubblico già emesso e per sostenere l’euro sui mercati valutari.

In questi primi giorni il piano ha avuto un impatto positivo: gli spread dei titoli di stato greci, spagnoli e portoghesi sono diminuiti ed e le borse europee sono in rialzo. Tuttavia diversi economisti pensano che il piano non risolva il problema alla radice. Infatti, sebbene ridurre il deficit pubblico ed attuare politiche di contenimento del bilancio è rilevante, un aspetto cruciale spesso sottovalutato, è favorire la crescita economica. Le economie europee sono stagnanti da diversi anni; questo è uno degli aspetti strutturali che favorisce la crisi attuale. Un’economia che cresce ha un deficit di bilancio più piccolo (a parità di spesa) ed è in grado di ottenere una maggiore fiducia dai mercati finanziari e pagare dei tassi di interesse più bassi sul proprio debito.

Links:

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001699.htm

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001687.html

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=15908288

http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/05/10/shock-and-uh/

 

QUALI SONO I RISCHI CONCRETI CHE L’ITALIA SIA COLPITA DAL CONTAGIO?

In realtà pochi. È vero che l’Italia ha un debito pubblico paragonabile a quello della Grecia, ma ha un deficit contenuto rispetto alla media dell’area euro (nel 2009 il 5,3% del PIL). Infine la maggior parte del debito pubblico italiano è domestico, questo implica che parte di quello che lo Stato spende per il debito torna indietro sotto forma di tasse; questo contribuisce a creare una dinamica del debito pubblico migliore rispetto a quella della Grecia. Inoltre l’Italia ha una capacità di reperire fondi dall’estero grazie alle esportazioni ben superiore alla Grecia: l’export italiano è pari al 23,4% del PIL, mentre quello greco supera di poco il 7% del PIL

Links:

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001687.html

http://www.voxeu.org/index.php?q=node/5008

 

PERCHÉ LA GERMANIA È STATA COSÌ RESTIA AD INTERVENIRE?

Per una questione prettamente politica. Circa il 60% dei tedeschi è contro il salvataggio della Grecia ed in Germania il 9 Maggio c'era un'elezione regionale molto importante nel Nordreno-Westfalia che poteva influenzare la maggioranza del governo Merkel nella Camera delle Regioni. Per questo motivo la data della riunione dei Ministri delle Finanze europei (ECOFIN) del piano “salva-euro” era stata fissata per il 9 Maggio. La Merkel ha comunque finito col perdere le elezioni in Nordreno-Westfalia (e quindi ha perso la maggioranza in una delle due camere del parlamento) ed una delle cause pare essere proprio il comportamento del governo tedesco nella gestione della crisi greca.

Inoltre anche la Germaniaè in difficoltà economica; nel dibattito pubblico soldi dati alla Grecia vengono paragonati ai soldi necessari per sussidi di disoccupazione etc. In un periodo di crisi economica generale è più difficile intervenire. Inoltre la Germaniadeve anche fronteggiare una crisi fiscale a livello locale in quanto diverse municipalità e regioni (ad es. Berlino, Brema, Sassonia-Anhalt etc.) hanno dei livelli di debito molto alti.

Comunque la Germaniaha sottovalutato la portata della crisi e le conseguenze che può avere per l'Unione Europea anteponendo un interesse politico-elettorale. Ad esempio a Marzo Angela Merkel dichiarava: “ritengo che la Grecia non abbia bisogno di alcun sostegno finanziario. La Grecia ha riconquistato in parte la fiducia degli investitori attraverso i passi compiuti dal suo governo”. Il risultato è che ci sono voluti diversi mesi per elaborare un piano d’aiuti e con il passare del tempo i costi economici dell’intervento e i costi sociali in Grecia aumentavano.

Links:

http://www.ft.com/cms/s/0/ee055e82-3529-11df-9cfb-00144feabdc0.html

http://www.ft.com/cms/s/0/dc03678a-57af-11df-855b-00144feab49a.html

http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&sid=aqUKEXajkSzk&pos=1  http://www.repubblica.it/economia/2010/03/09/news/fondo_ue_per_le_crisi_fondo_ue_per_le_crisi_frenata_dalla_francia-2563624/

http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/09/news/nordreno_westfalia-3942055/

Si ringraziano Andrea Ajello (Northwestern University), Emanuele Campiglio (Università di Pavia) e Beniamino Musto per i commenti ricevuti.

 
 
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